Casa Cinzano
LO STABILIMENTO - IL SEGRETO DI SANTA VITTORIA
LO STABILIMENTO DI SANTA VITTORIA NEGLI ANNI 50
Negli anni ’50 nello stabilimento lavorano 45 impiegati e 700 operai
provenienti da S. Vittoria e dai paesi vicini come Bra, Cherasco,
Pollenzo, Verduno, Alba, Monticello e Pocapaglia. La superficie cintata
è di 61 mila mq, di cui 20 mila coperti; un raccordo lo collega alla
stazione ferroviaria, all’interno un fascio di binari per 1600 metri,
con undici deviazioni, permette di smistare i carri in arrivo e in
partenza, con un locomotore elettrico e una locomotiva a vapore. Per il
trasporto dei vini prodotti anche altrove, l’azienda possiede carri
serbatoi in acciaio vetrificato. Il reparto di vinificazione (44 metri
per 13, alto 10) è decorato da affreschi con immagini di vendemmia e
ospita sei torchi “Dubois” francesi come quelli usati nella Champagne,
costruiti in legno e ceramica, comandati elettricamente; hanno la
capacità di 50 quintali di uva ognuno, permettono le produzione
giornaliera di 900 quintali. Vi sono inoltre 15 vasche in cemento e
ceramica, per accogliere il mosto per la decantazione, prima che venga
travasato in piccoli fusti, nei quali avviene la fermentazione.
Le
cantine, per la lavorazione e invecchiamento degli spumanti, sono
costituite da corridoi e gallerie che si addentrano nella collina fino
ad essere ricoperte da uno strato di tufo spesso almeno 30 metri. Due di
queste, costruite nel 1893, misurano 81 metri di lunghezza e 8 di
altezza, la volta è di 6 metri. In esse invecchiano nell’oscurità e a
temperatura ambiente ben due milioni di bottiglie per due anni, per poi
essere lavorate in parte con il vecchio sistema “champenois” ed in parte
con il nuovo sistema “degorgement” brevetto Cinzano.
Vini e vermouth vengono lavorati e conservati in grandi cantine seminterrate, con superficie di 18 mila m2 e contengono 212 vasche per 120 mila ettolitri, costruite dal 1901 al 1912.
L’autore
americano Robert Crichton, dopo alcune esperienze letterarie non
esaltanti nel suo paese, giunge in Italia e capita anche a Santa
Vittoria. Qui sente raccontare delle bottiglie nascoste durante la
seconda guerra mondiale sotto la collina e raccoglie informazioni:
alcune veritiere, altre confuse ed errate. Visita poi il Lazio e le
Marche e poi ritorna negli Stati Uniti.
Dopo alcuni anni gli viene in mente di trarre un romanzo dall’episodio di cui aveva sentito parlare a Santa Vittoria ma, volutamente o per errore, confonde il paese di Santa Vittoria d’Alba con una certa Santa Vittoria in Mantesano nelle Marche, in provincia di Ascoli Piceno. Qui ambienta la sua storia un po’ fantastica: si parla di una fontana a forma di tartaruga ed infatti tale fontana esiste effettivamente in quel paese.
Il romanzo, edito in
Italia da Bompiani nel 1968, ottiene subito molto
successo in America, tanto che da esso viene tratto un film, “Il segreto
di Santa Vittoria”, del 1969, interpretato da un cast internazionale e
diretto da Stanley Kramer. Il film è stato interamente girato in Italia,
nel Lazio e vede la partecipazione di attori italiani e stranieri come
Anna Magnani, Anthony Quinn, Virna Lisi, Renato Rascel e Giancarlo
Giannini.
La pellicola non ottiene però lo stesso successo del romanzo, che comunque non rispecchia la verità storica del fatto e dell’ambiente.
Nell’estate del 1943 la situazione bellica diventa disastrosa per l’Italia e la situazione interna si fa sempre più critica. In questo contesto matura l’idea di creare un nascondiglio dove ammassare del materiale che possa venire utile alla fine della guerra.
La
Cinzano è la più grande industria della zona, dà lavoro a oltre
cinquecento operai e, nonostante le limitazioni portate dal conflitto,
mantiene i livelli occupazionali. I tedeschi occupano l’Italia del nord
e pongono un distaccamento anche a Santa Vittoria. Nello svolgersi di
tali eventi nasce il famoso “segreto” di Santa Vittoria.
Il direttore dello stabilimento, dott. Ricaldone, ha fiducia nei suoi collaboratori e in tutto il personale, sa di potersi fidare: idea un piano per mascherare agli occhi di tutti una cantina immensa con circa un milione di bottiglie, macchinari, documenti, materie prime. Tutti nel paese sono al corrente di cosa si nasconde sotto la collina, ma nessuno parlerà.
Le entrate della
cantina vengono chiuse da un muro, affumicato per
confonderlo con gli altri vecchi muri, che rimarrà tale fino alla fine
della guerra. Davanti al muro passano tedeschi, repubblichini, e anche
partigiani, ma nessuno si accorge del trucco. Per impedire che il
“segreto” venga scoperto si è pensato a tutto: tra i filari sulla
collina ci sono le prese d’aria, costruzioni in muratura che sporgono,
ben visibili, dalla terra. Anch’esse vengono mimetizzate e fatte passare
come “ciabot”, capanni per gli attrezzi dei contadini.
Finita la guerra il muro viene abbattuto e ritornano alla luce più di 400 milioni di lire (di quei tempi) di valore di materie prime, prodotti finiti e macchinari che permetteranno alla Cinzano di riprendere le attività di produzione.
