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Famiglia Cinzano - Collaboratori

 

PROTAGONISTI: FONDATORI
CARLO STEFANO CINZANO (1719-1777?)
GIOVANNI GIACOMO CINZANO (1725-?)

 

I due fratelli nati a Pecetto (piccolo paese alle porte di Torino) dal matrimonio di Giovanni Battista Cinzano e Joanna Catterina sono considerati ufficialmente i fondatori della Casa Cinzano. I loro nomi, infatti, compaiono per la prima volta nel 1757 nei verbali e atti dell’Università dei Confettieri e Acquavitai, istituita con Regie Patenti da Carlo Emanuele III il 1° Agosto del 1739.

L’arte dell’acquavitaio comportava la preparazione dell’antenato del vermouth, ottenuto con l’infusione di erbe e spezie in vini aromatici.

Carlo Stefano e Giovanni Giacomo sono legati da rapporti di attività e interessi a Torino e nella capitale, in via Dora Grossa, hanno laboratorio e bottega.

I fratelli Cinzano si distinguono all’Università e ne diventano consiglieri e poi sindaci.

Giovanni Giacomo in seguito non interviene più alle congreghe dell’Università: vive sempre a Pecetto dove diventa padre di dodici figli, dal 1753 al 1779, fino al momento della sua morte.

Carlo Stefano, invece, partecipa assiduamente alle riunioni annuali dell’Università fino al 1777, anno probabile della sua morte.

Non risulta che abbia lasciato discendenti diretti, tranne una figlia.

A continuare l’attività dei fratelli Cinzano sarà Carlo Giuseppe, figlio di Giovanni Giacomo.

Francesco Cinzano I

Francesco Cinzano nasce a Pecetto il 9/05/1787.

E’ figlio di Carlo Giuseppe e per anni è stato considerato il creatore della casa Cinzano, prima che emergessero i documenti del 1757.

Nel 1816 il suo nome compare fra i titolari di botteghe menzionate nello stato nominativo degli Acquavitai, fatto redigere dal governo sardo: la sua bottega è situata a Torino in via Dora Grossa al numero 35 dell’isola San Simone.

 

Francesco Cinzano II

Negli anni compresi tra il 1830 e il 1850, Francesco Cinzano II (1814-1868) figlio del proprietario della bottega di Via Dora Grossa a Torino giunge alle cantine di Santa Vittoria, dove continua con successo gli esperimenti voluti da Carlo Alberto, utilizzando anche uve esclusivamente italiane e soprattutto moscato, già da tempo ingrediente nel processo di preparazione del vermouth.

 

Enrico Cinzano e Alberto Marone

Paola Cinzano(1873-1948), figlia di Enrico, sposa Alberto Marone, che vivrà fino al 1945 e imprimerà una svolta significativa all’evoluzione dell’azienda. Quando Enrico Cinzano, ultimo imprenditore maschile dell’ormai antica Casa, muore nel 1902 l’eredità è in buone mani. E’ in questo momento che al piccolo Enrico(1895-1968), figlio di Paola ed Alberto si attribuiscono i due cognomi Marone e Cinzano che contraddistingueranno in seguito la famiglia.

 

Alfredo Marone

Parente dei titolari, i conti Marone, viene chiamato giovanissimo alla Cinzano dal presidente Alberto Marone con la qualifica di direttore tecnico.

Negli anni ’20 Alfredo, grazie alle sue grandi doti professionali e ad alcuni studi ed esperienze compiuti in Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti, porta i primi cambiamenti alla Cinzano. Sulla collina sopra lo stabilimento decide di impiantare vigneti di Pinot noir, almeno sette giornate piemontesi: serviranno per lo spumante, la cui produzione è in continuo aumento.

Alfredo dopo studi, modifiche e discussioni col capo spumantista Paolo Gallese idea un’importante innovazione del sistema di lavorazione degli spumanti. I meccanici costruiscono in fabbrica le macchine da utilizzare, su disegni dello stesso Alfredo. Il metodo è semplice e ingegnoso: la fermentazione del vino avviene in bottiglia , lo stesso vale per la conservazione, un travaso isobarico sostituisce le operazioni finali del remuage e dègorgement. Il nuovo metodo prende il nome di Marone-Cinzano o sistema misto; viene utilizzato dalla Cinzano dal 1927 al 1954. Dal dopoguerra viene adottato anche da altre aziende spumantistiche: oggi è praticamente in disuso.

Alfredo Marone è anche ideatore del liquore Amaro Savoia e dello spumante Principe di Piemonte, la cui produzione raggiunge nel 1938 ben 900.000 bottiglie.

Muore improvvisamente, per un malore, nel 1944 mentre sta rientrando in stabilimento.

Conte Enrico Marone Cinzano

 Figlio di Alberto Marone e Paola, ultima erede della dinastia fondatrice della "Francesco Cinzano" nasce a Torino il 15 marzo del 1895.

 Nel 1915 si arruola volontario nell'esercito italiano e si congeda con il grado di sottotenente.

 Dopo la guerra entra in azienda e ne diventa, nel 1922, vice presidente.

 In quegli anni dedica il suo impegno anche al mondo dello sport e assume la presidenza del Torino calcio (1924).

 Nel 1928 sposa Noemi Alcorta (1907-1937); dal matrimonio nascono tre figli: Alberto, Rosa Anna e Consuelo.

 Dal 1933 subentra al padre nella presidenza della Cinzano Italia e di tutte le consociate estere.

 Nel 1940 riceve il titolo di Conte e nello stesso anno sposa l'Infanta Maria Cristina, figlia di Alfonso XIII re di Spagna. Dal matrimonio nascono quattro figlie.

 Nel periodo della Resistenza organizza la missione "GLASS E CROSS" di collegamento tra il Comando alleato e il CLN Alta Italia per fare giungere finanziamenti ai Partigiani: opera anche con i Maquisard francesi.

 Nel 1949 istituisce, in onore del padre, la Fondazione Alberto Marone Cinzano presso l'Università di Torino per un corso di specializzazione in Viticoltura ed Enologia, indirizzato ai laureati in Scienze Agrarie, Chimica  ed Ingegneria.

 Durante la presidenza dell'Istituto Tecnico Agrario di Alba, uno dei principali d'Europa, interviene per ricostruire la scuola Enologica dopo l'alluvione del 1944: una targa nell'atrio lo ricorda infatti "Presidente della Ricostruzione"

 Dal 1946 assume inoltre la carica di Presidente della Camera di Commercio di Torino e ricopre un ruolo importante nella ricostruzione industriale del Piemonte dopo la guerra.

 Durante il suo mandato ristruttura la Borsa Merci e promuove la politica di potenziamento delle vie di comunicazione: sotto la sua spinta si avvia la realizzazione del traforo del Frejus nel 1957 e del Gran San Bernardo nel 1964.

 Il Conte Enrico inoltre, su invito della madre Paola si dedica al miglioramento della frazione nata intorno allo Stabilimento di Santa Vittoria: crea scuola, asilo e chiesa e fonda il "Gruppo Anziani Cinzano".

 Ancora adesso gli anziani del paese lo ricordano quando parlava con i "suoi" operai chiamandoli per nome, con un atteggiamento più da padre che da padrone. Alla sua morte (1968) la gestione dell'azienda passa al figlio Alberto.

 Alberto Marone Cinzano

Figlio del Conte Enrico, gli succede  nella presidenza del gruppo Cinzano nel 1968. Già negli anni precedenti ha affiancato il padre nella conduzione della società e da lui ha ereditato uno stretto legame personale con lo stabilimento di Santa Vittoria e i suoi dipendenti, lo ha sostituito anche in incarichi particolari, come quello di presidente dell’Istituto Tecnico Agrario di Alba.

Durante il periodo della sua presidenza la Cinzano continua a svilupparsi, ma allo stesso tempo inizia a vivere importanti cambiamenti con l’entrata nella società prima del gruppo IFI e poi nel 1984 dell’inglese UDV. Emerge una differenza di fondo tra l’approccio del Gruppo Marone Cinzano (radicato sul territorio, privilegia i rapporti personali e considera da sempre l’Azienda come parte della famiglia), e gli altri azionisti, più orientati al risultato e al successo aziendale.

Il Conte Alberto partecipa attivamente alla vita imprenditoriale e diventa presidente di organizzazioni dove sono rappresentati marchi prestigiosi, non solo del settore vitivinicolo e che operano a livello nazionale ed internazionale. In proposito si possono citare la Federvini con sede a Roma e il “Comité Européenn des Entreprises Vins con sede a Bruxelles.

Un gravissimo incidente stradale in Spagna, il 26 Ottobre 1989, tronca tragicamente la sua vita.

Francesco Marone Cinzano

Nel 1973 il padre, Alberto Marone Cinzano aveva rilevato in Toscana, presso Siena, l'azienda “Col d'Orcia Tenuta”, che si estende per 142 ettari, di cui 106 vitati a Brunello di Montalcino.

Il Conte Francesco Marone Cinzano è attualmente Presidente di questa Azienda, una delle cantine storiche di Montalcino. Fiore all’occhiello della Tenuta Col d’Orcia può essere considerato il Brunello di Montalcino riserva “Poggio al vento”, premiato dagli esperti negli ultimi anni fa come “miglior vino italiano”. Nel maggio 2007 il Conte Francesco Marone Cinzano è stato eletto Presidente del Consorzio del Brunello, organo di tutela e di promozione di uno dei vini italiani più famosi nel mondo. Il Conte Francesco Marone Cinzano è inoltre proprietario di un’importante azienda vitivinicola in Cile.

GIOVANNI E GIUSEPPE GALLESE 

I fratelli Gallese, originari di Pianezzo, una frazione di Canelli, provengono da una modesta famiglia contadina. Nel 1877, incontrano casualmente durante un’azione di caccia il proprietario della cantina Gancia, che li invita a lavorare per lui. Giovanni e Giuseppe lasciano il lavoro nella cascina familiare e nel 1878 diventano operai della Gancia a Canelli. Da almeno dieci anni Gancia sta cercando di produrre uno spumante come fanno in Francia, cioè facendo fermentare il vino ottenuto dal Moscato senza che scoppino le bottiglie (perché lo Spumante deve conservare un residuo zuccherino, per non perdere i profumi). In Italia non ci sono però esperienze nello champagne, infatti il Pinot è fatto fermentare completamente.

Giuseppe così viene mandato in Francia, per imparare un mestiere nuovo, fino ad allora sconosciuto: quello di champagnista. Per due anni (dal 1881 al 1883) resta ad Epernay alla Mercier dove impara la tecnica del Remuage: con movimenti rotatori oscillatori in senso orario, si girano in continuazione le bottiglie, per staccare il deposito dal vetro e lentamente giorno per giorno, con movimenti perfetti delle mani, farlo precipitare verso il collo della bottiglia.

Al rientro in Italia, Giuseppe insegna al fratello e agli operai il nuovo metodo. Giuseppe trascorre la sua vita lavorativa alla Gancia, Giovanni invece approda alla Cinzano e ne diventa champagnista nel 1902.

Ha imparato dal fratello, non senza difficoltà, a girare le bottiglie sulle pupitres in continuazione, una dietro l’altra: diventa così bravo che riesce a girarne anche diecimila al giorno.

Nel 1902 inizia a produrre le prime bottiglie di Spumante, si lavora in due grandi gallerie scavate anni prima sotto la collina.

Più tardi le gallerie vengono prolungate e Giovanni deve istruire nuovi operai come aveva fatto con lui suo fratello. Insegna a molti cantinieri il sistema del degorgement: azione che toglie il tappo di lieviti che si sono accumulati, la bottiglia viene rabboccata e tappata definitivamente (nella prima fase dell’affinamento e maturazione del vino la bottiglia era chiusa col tappo a corona). 

Dopo più di quarant’anni di esperienza Giovanni nel 1927 va in pensione; il suo posto è preso dal figlio Paolo che nel 1906 a sedici anni, lo ha seguito nel lavoro.

 

GIUSEPPE LAMPIANO (1860 - 1944)

 Tra il 1880 e il 1900 la Cinzano vive il periodo più intenso di espansione sui mercati intercontinentali.

Fondamentali per il progetto industriale della Casa diventano i viaggiatori di commercio. Questi, infatti, grazie alle loro capacità di saper vendere e saper contrattare sono i principali artefici della “colonizzazione” commerciale di quei tempi. Fin dal 1863 la Cinzano usufruisce del servizio dei fratelli Carpaneto di Genova, mediatori importanti tra azienda e compagnie di navigazione, ma il vero salto di qualità avviene con l’opera di Giuseppe Lampiano (1860 - 1944).

Lampiano entra ufficialmente in attività nel 1878 e rimarrà in servizio fino al 1922. In questi anni visita più di quaranta nazioni sparse sui cinque continenti, ponendo le basi del definitivo marchio Cinzano nelle varie realtà economiche e sociali.

Inizia i suoi viaggi in Italia (è solito far precedere il suo arrivo nei paesi da avvisi inviati alle autorità locali perché ne diano comunicazione pubblica) e poi sceglie vie lontane e avventurose.

Lampiano segue le orme del colonialismo europeo di fine ‘800 e le rotte dei flussi migratori e si dirige verso Oriente, Africa e America centro-meridionale.

Per ogni viaggio scatta fotografie, lascia resoconti, scrive racconti, costru-endo così una documentazione interessante dal punto di vista storiografico.

 STATI VISITATI DA LAMPIANO

Continente

STATI

AMERICA CENTRO SUD

Argentina –Uruguay –Cile –Bolivia – Perù –Guatemala –Nicaragua –Venezuela –Messico –Costa Rica –San Salvador –Cuba –Ecuador - Colombia

AFRICA

Egitto –Libia –Tunisia –Somalia –Kenya –Zanzibar –Mozambico –Congo –Sud Africa –Angola –Gabon –Costa D’Avorio –Liberia –Sierra Leone –Guinea –Senegal –Marocco –Algeria –Sudan –Eritrea –Nigeria –Etiopia - Zimbabwe

ASIA

Palestina –Turchia –India –Siria -Yemen

EUROPA

Bulgaria –Romania - Grecia

 

GUGLIELMO RICALDONE (1890-1959)

Nasce a Mirabella Monferrato,  in provincia di Alessandria,  il 1° agosto 1890. Si laurea in Chimica e Farmacia all’Università di Torino nel 1916. E’ congedato dalla prima guerra mondiale alla fine del 1919. Il 15/03/1920 è assunto alla Cinzano come chimico analista. Nel 1922 è promosso vice-direttore dello stabilimento di S. Vittoria.

Nel maggio del 1944 assume l’incarico di direttore e regge la direzione nel periodo più pericoloso della guerra. Tratta e risolve con Tedeschi e partigiani varie controversie che avrebbero causato la distruzione del Villaggio Cinzano. Salva la vita a parecchi partigiani, nascondendoli fra le botti e i canali sotterranei, durante la perquisizione dei Tedeschi nello stabilimento. Salva quantità non indifferenti di materie prime, prodotti e macchinari, sotterrandoli e mascherandoli. (Vedi segreto di S.Vittoria)

Procura lavoro a oltre 500 operai, pure essendo lo stabilimento quasi inattivo nel suo usuale esercizio.

Nel 1955 è insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica, è inoltre Capo sezione Vini e liquori dell’Unione Industriale di Cuneo. Nel 1956 lascia per raggiunti limiti di età la Direzione della Cinzano e istituisce una Farmacia nel comune di S.Vittoria.

Come direttore dello stabilimento si è interessato per riunire tutta la frazione Cinzano a S. Vittoria che fino a dopo la guerra era ancora suddivisa: una parte sotto il comune di Bra e l’altra sotto quello di S. Vittoria. Il 2 giugno 1958 gli viene conferito il titolo di Cavaliere Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana.

Muore il 7 novembre 1959.

 

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